XII
Non ho bisogno di tempo
per sapere come sei:
conoscersi è luce improvvisa.
Chi ti potrà conoscere là dove taci
o nelle ore in cui tu taci?
Chi ti cerchi nella vita
che stai vivendo, non sa
di te che allusioni,
pretesti in cui ti nascondi. [...] Io no.
Ti ho conosciuto nella tempesta.
Ti ho conosciuto, improvvisa,
in quello squarcio brutale
di tenebra e luce,
dove si rivela il fondo
che sfugge al giorno e alla notte.
Ti ho visto, mi hai visto ed ora [...]
sei così anticamente mia
da tanto tempo ti conosco
che nel tuo amore chiudo gli occhi
e procedo senza errare,
alla cieca, senza chiedere nulla
a quella luce lenta e sicura...
XX
I giorni ed i baci
sono in errore:
non hanno termine dove dicono.
Ma per amare dobbiamo
imbarcarci su tutti
i progetti che passano,
senza chiedere nulla,
pieni, pieni di fede
nell'errore
di ieri, di oggi, di domani,
che non può mancare.
XXXIX
Il tuo modo d'amare è lasciare che io ti ami.
Il sì con cui ti abbandoni è il silenzio. [...]
Mai parole o abbracci mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi, mappe, telefoni, presagi; tu, no.
E sto abbracciato a te senza chiederti nulla,
per timore che non sia vero che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire, con domande, con carezze,
quella solitudine immensa, d'amarti solo io.
XLVIII
(...) E mentre tu taci, ed è notte,
non so se luce, amore esistono.
LVII
Dimmi perché quest'ansia
di fare la possibile
se tu sai di essere quella
che non sarà mai?
"La voce a te dovuta" Pedro Salinas.
Ormai ero pronta per andare a letto, dopo l’ennesima giornata frenetica passata a cercare di vendere dei quadri d’avanguardia dai colori”sgargianti” – tradotto dal commerciantese significava insignificanti e pacchiani, ma almeno mi divertivano. Mi stavo asciugando il viso con un asciugamano caldo che avevo preso ad occhi chiusi dal termosifone sotto la finestra alla mia destra.
La consapevolezza degli spazi di casa propria, la confidenza che si può avere con quegli spazi è ciò che fa la differenza tra una casa in sub affitto e casa tua.
Avevo finito, potevo andare a letto. Feci come per spegnere le lucine che circondavano il grande specchio, ma qualcosa mi trattenne dal farlo. Io.
“E’ così pallido il mio volto? E così stanchi i miei occhi?” per un attimo ebbi la sensazione di essere un qualcun altro che guardava la me ritratta nello specchio. A dire il vero era una sensazione che avevo già provato in passato e in linea di massima non è piacevole, ma di certo utile a contemplare, a prendersi una pausa.
E la pausa arrivò. Mentre lasciavo il bagno e raggiungevo la camera da letto al buio, cominciavo a provare una forte sensazione di solitudine. Camminavo per casa a testa bassa, noncurante di poter inciampare in una delle mie scarpe buttate alla rinfusa o in un libro abbandonato da qualche parte sul mio sentiero. Entrai in camera e accesi la lampada accanto al letto.
“Ciotola…” chiamai il mio cane a voce alta “Vieni qui,Sali.” Non volevo stare sola quella notte, non mi andava.
Pensavo di poter ributtare indietro quella strana sensazione che mi appesantiva almeno per quella notte, cercavo di convincermi che ci avrei pensato il giorno seguente perché in fin dei conti “La notte è fatta per dormire.” Così decisi di spegnere la luce, tirare Ciotola a me e cerca di dormire.
Mai decisione fu meno saggia: i pensieri al buio s’ingrandiscono! Invece di contare le pecorelle nella mia mente passavano i nomi di Mira, Andre e Lo’, solo questi nomi, ma come un mantra non mi lasciavano tregua. Poi alla fine il pensiero si mise in moto.
Possibile che io avessi solo questi tre amici? Insomma: due più un trombamico. E tutti gli altri, cos’erano? Perché circumnavigavano la mia vita e poi… puf, svanivano?
Proprio in quei giorni Francesco aveva deciso di “sospendersi” da me, così di punto in bianco, senza dirmi nulla, senza un preavviso, una minaccia, nulla. Sembra che avessi frainteso il nostro rapporto. Eppure mi ero sempre vantata di riuscire a comprendere al volo le persone, adesso invece segnali a dire di Mira “così lampanti” non mi erano minimamente balzati agli occhi. Stavo perdendo colpi… e un amico.
“Ma forse c’è qualcosa nel mio comportamento che non va, forse sono troppo espansiva in prima battuta e chi mi sta davanti si immagina una realtà parallela che poi io smentisco alla fine.” Fu la prima cosa che pensai, ma poi passai al secondo livello di comprensione.
“Forse la verità è che ho paura di lasciare andare le persone perché sono un’insicura del cavolo!!! Forse la verità è che senza rendermene conto sono io che faccio innamorare le persone di me perché ho paura di rimanere sola, perché ho voglia di sentire qualcuno dalla mia parte, perché ho voglia di sentire qualcuno vicino!”.
Forse era questa la verità, molto più semplice di quanto potessi immaginare: ero egoista!